di Angelo Barbisotti, Stefano Ogliari Badessi e Stefano Pasini

 

23.06.2011 - 13.07.2011

c/o CREMARENA,
via Dante Alighieri 45,
Crema CR
 


ANGELO BARBISOTTI - LE FORME DELL’ARIA
I lavori proposti da Angelo Barbisotti ci guidano lungo un percorso di osservazione sensoriale dell’aria, uno dei quattro elementi. Il segno di stile dell’artista è la resa pittorica, attraverso campiture di colore a olio e forme, di sensazioni tattili, stati d’animo, eventi, concetti astratti. Anche l’esplorazione della natura e dell’incontro dei sensi con essa viene condotto con questo linguaggio.
Il paesaggio è la resa più classica dell’aria in pittura: l’atmosfera impalpabile si condensa nelle tinte del cielo. Angelo sceglie uno scorcio in cui il cielo si sdoppia e l’elemento aria si moltiplica, pervadendo in modo illusorio anche l’acqua. Il cielo con i suoi colori e le sue nubi, luogo abitato dall’aria, volta che contiene venti e brezze, rappresenta in modo metonimico l’elemento di per sé invisibile.
Continuando nella ricerca, il paesaggio diventa mero strumento al servizio del cielo, schiacciato sotto un tramonto che spinge lo sguardo all’infinito. Pian piano le forme perdono dettagli riconoscibili e realistici, com- ponendosi in astrazioni, persino in geometrie. Nell’aurora boreale la terra si avvita in torsioni a seguire le lingue di luce dell’aria e genera sensazioni pungenti. Il piano, quindi, si sposta dal cielo visivo, al cielo interiore. Le opere diventano sinestesie, traduzioni pittoriche di percezioni tattili, olfattive, uditive e il colore si sfa in sfumature che lambiscono la pelle, come carezze di Zefiro, o la flagellano, nel fragore del temporale, fino a solleticare le narici con profumi rosati di primavera.
(Natalia Vecchia)

STEFANO OGLIARI BADESSI - LA RAFFINATA SPERIMENTAZIONE
Stefano Ogliari Badessi è un giovane artista alla ricerca di nuove sfide, un vero sperimentalista dei materiali che tende alla totale armonia tra soggetto rappresentato ed il ricercato effetto desiderato. Durante gli studi accademici presso l'Accademia delle Belle Arti di Milano, ha trascorso un anno presso la Facultad de Bellas Artes di Sevilla in Spagna che lo ha aiutato a prendere coscienza delle proprie capacità. Instancabile viaggiatore, prende spunto da ogni nuovo luogo che incontra ed analizza idee nuove affiancate a materiali differenti. Dopo una decina di Simposi e numerosi concorsi, Stefano interrompe l'esposizione al pubblico dei propri lavori e si chiude in una forsennata ricerca di materie prime da modellare, spezzare e ricreare in sintonia ed accordo con i concetti sempre diversi da esprimere.
Grazie alla sua grande intuitività e al particolare genio, inizia così a comporre sculture meccaniche molto sofisti- cate, lavora resine innovative, materiali naturali come il sale ed il cristallo. Dopo una bellissima avventura in Cina scopre la carta di riso, materiale molto fragile ed altrettanto difficoltoso da utilizzare, che lo appassiona e che sembra essere perfetto per creare i giochi di luce che tanto lo avvincono in questo periodo.
La Cina è dunque il filo conduttore delle opere esposte in questa mostra, un paese incredibilmente lontano e un mondo nuovo tutto da scoprire e interpretare. Grazie alla creazione di mappe concettuali che lo aiutano nella progettazione e realizzazione delle sue opere, Stefano riesce a raggiungere quella raffinatezza estetica proprie di un artista – osservatore, che indaga ogni singolo aspetto. Sotteso ad ogni opera c'è un minuzioso ragionamento, un percorso preciso che lo porta a curare ogni dettaglio, a giungere inesorabilmente ad un'inattaccabile concretizzazione armonica tra idea, soggetto e materia.
(Benedetta Zuccotti)

 

STEFANO PASINI - ESPERIENZA DELL’ESSERE
Le mie immagini nascono dalla miscelazione di due linguaggi: quello pittorico e quello fotografico. La parola chiave di ogni serie creativa è "esperienza", il vero fulcro distintivo di ciò che faccio. Nella mia nomenclatura artistica, essa è il costante volo dell'istinto generativo di un'opera: attraverso un viaggio, attraverso una sperimentazione "scientificamente libera" su me stesso, ho modo di scoprire luoghi e provare sensazioni capaci di rinnovare il mio slancio immaginativo ed emozionale. Ogni serie creativa, abitualmente definita "storia", rappresenta un esperimento in continua evoluzione. Il progetto di partenza delimita confini assai estesi, all'interno dei quali disegno traiettorie immaginifiche nella più totale libertà di spazio. Nella mia fotografia, così come nella mia pittura, l'istinto è l'ossigeno di ogni storia; nessuna gabbia teorica, stilistica o progettuale ha spazio per inquinare la purezza di quell'ossigeno. Fondamentale è il rapporto con l'osservatore: mia costante premura è che la sua immaginazione travalichi i limiti di una stampa o un supporto materico. Prova tangibile ne è lo sconfinamento pittorico sui bordi lignei intorno alle stampe fotografiche; questa dialettica "foto/pittura" è figlia di quella "finito/infinito" nel costante rapporto "artista/osservatore". Il soggetto primo di ogni mosaico sono l'uomo e la sua storia... Quella storia che per tutta la sua vita si dipana in un susseguirsi di ritmi, colori e sguardi, senza mai appellarsi ad una matrice di mera concretezza. Il progressivo ribollire di queste effimere sensazioni origina l'identità della storia, donandole un'energia tridimensionale che arriva dritta allo stomaco prima che alla mente. Sbollita la fase fotografica, dipingo ciò che più mi ha lasciato il segno, imprigionando sul supporto i ricordi sopravvissuti al magmatico ribollio.
 

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