di Giuseppe Buffoli, Barbara Martini e Giangi Pezzotti

14.07.2010 - 31.07.2010

c/o CREMARENA,
via Dante Alighieri 45,
Crema CR
 


Giuseppe Buffoli – Gli equilibri di forze
Giuseppe Buffoli vuole scolpire l’incorporeità delle forze anziché la materia e gli elementi concreti paiono essere strumenti d’espressione dei legami che instaurano con le altre porzioni d’opera e con lo spazio. Ogni lavoro racchiude in sé un proprio cosmo e un complesso di logiche e di rapporti tra le parti. In ognuno di essi l’artista si ferma sull’attimo di equilibrio, mette in sospensione la compiutezza muta di un momento. La statica precaria e fragile, i giochi di forze che l’artista realizza sono metafore della vita, che è, essa stessa, un sistema di tensioni e di attriti, più che un amalgama di pieni e di vuoti. La ricerca di Buffoli palesa il senso della sfida, una sfida tanto intrinseca alla scultura, quanto rivolta alle capacità percettive dell’osservatore che è chiamato a un’indagine attiva e sensoriale dell’opera, nell’intento di scoprire la prospettiva da cui essa si “apre”, svelando il proprio sistema di coerenze e diventando comprensibile. L’artista esprime la propria poetica con la scelta di materiali poveri, anche di recupero e tende a una razionalizzazione e a una pulizia della forma sempre più rigorose.

Barbara Martini – La tessitrice di storie
Barbara Martini espone attimi rubati, scatti di frammenti di vite e narrazioni. Su di esse l’artista agisce come una Parca, svolgendo il filo del destino e tessendo le storie. Il filo rosso che cuce insieme immagini apparentemente incongrue diventa l’asse aggrovigliato e tortuoso del Tempo. Trova spazio, in questa visione del mondo, l’imprevedibile, poiché nel reale nulla di scontato accade. L’artista si insinua, attraverso le istantanee, in queste schegge di esistenze e le fa proprie. Annoda i fili dei legami e degli eventi e si annulla in esse. La propria storia diventa la storia di ognuno, di chiunque e di tutti. La persistenza e la concretezza del filo cucito riportano a Ersilia, la città invisibile in cui le ragnatele di fili che intessevano i rapporti degli abitanti sopravvivevano alla città stessa. Emergono spesso i volti, nella fluidità delle immagini: il volto, una costante della ricerca artistica di Martini, è la pagina sulla quale viene scritto, istante dopo istante, il racconto della nostra vita.

Giangi Pezzotti – L’offerta del Mistero
Le opere di Giangi Pezzotti sono delle offerte: offerte agli uomini di una suggestione di Conoscenza, di una Sapienza emotiva dell’anima e offerte a Dio, inteso come il Tutto, l’espansione spazio-temporale, l’Infinito. Ma si tratta anche di un Dio connotato antropologicamente: è il Dio dei popoli e delle culture, soprattutto quelle nate dal ventre del Mediterraneo e sprofondate negli spazi d’Africa. Vi sono i simboli liturgici, densi e leggeri delle religioni. Simboli che l’artista combina, sovrappone, sintetizza in un’unica tensione verso l’Assoluto. Attraverso le campiture vivide di colore, i contorni vigorosi, il reiterarsi dei Segni e delle immagini, Pezzotti “incide” i testi sacri di una sorta di panreligione mediterranea. È un culto, tuttavia, più umano che divino: è lo Stupore dell’essere di fronte al Mistero. Nelle sue tele l’artista sfiora l’inconoscibile, ne socchiude la porta, per lasciare a ciascuno la libertà di entrare più in profondo ad esplorare il Trascendente, immergendosi in parte nella propria anima, in parte nell’anima collettiva, originaria e senza tempo.
(Natalia Vecchia)


All'inaugurazione:
Performance di 3 musicisti della Sound Painting Orchestra di Milano:
Luciano Bertolotti - sax contralto
Stefano Solani - contrabbasso
Cristiano Vailati - batteria

 

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